No Walt Disney


La WALT DISNEY CORPORATION è una delle multi più potenti di questo pianeta
che ha costruito il suo impero sui fumetti di Paperino e Topolino, ma oggi 
ha
le mani su molti dei settori strategici dell'economia a partire naturalmente
dal settore dei media e della comunicazione per estendersi un po'ovunque
dall'industria tessile a quella edilizia. 

Disney sostiene l'utilizzo di internet, non come attualmente gestito, ma,
come nel modello televisivo, dove emissario del messaggio e ricettore sono
ben distinti: in poche parole ciò implica l'uso di questo media in modo
agevolato a favore di pochi, che diffondono informazioni di vario genere, e 
a
danno di tutti gli altri che diverrebbero solo ricettori passivi di 
messaggi.
Non per niente è alleata con Microsoft! La Disney è stata più volte sotto
accusa, persino da parte dell'Inghilterra, per l'utilizzo brutale dei
messaggi rivolti ai bambini: tutti i film della Disney per la famiglia,
infatti, sono accoppiati da una joint venture con la McDonald's per la
produzione di gadgets. Così le famiglie, che dai loro piccoli sono state
appena trascinate dentro i cinema o al negozio di videocassette per vedere i
prodotti di Disney, verranno poi trascinati dentro i "ristoranti" McDonald's
dove con l'"Happy Meal" si ottiene in omaggio il pupazzetto di Toy Story o
dei 101 o altro. La Disney, inoltre, sfrutta il lavoro minorile considerando
che a 5.500 chilometri di distanza dai suoi begli uffici californiani,
migliaia di giovani lavoratrici, poco più che quindicenni, lavorano alla
confezione di abbigliamento a marchio Walt Disney per uno stipendio di circa
27 centesimi (430 lire) l'ora. Le condizioni di lavoro nelle fabbriche ad
Haiti sono inumane: lo scenario degli impianti, vere e proprie baracche, due
soli bagni per qualche centinaia di operaie. Il lavoro va avanti nel rumore
più assordante, 8-10 ore al giorno. Si lavora in piedi. E' proibito parlare
così come andare in bagno più di due volte al giorno. 10 minuti 
rappresentano
la pausa pranzo. Tra le fila delle operaie, i guardiani, con continui urli,
percosse e molestie, fanno la loro parte perché la produzione vada avanti. 
Il
tutto in cambio di 3.440 lire al giorno! Inoltre se un'operaia si ammala, 
non
ha diritto a nessuna retribuzione. Nelle sue fabbriche la Disney reprime 
ogni
forma di protesta contro tali condizioni: chiunque provi ad organizzare
qualsiasi forma di protesta, viene immediatamente licenziato. In maniera
brutale la Disney discrimina le donne: ad Haiti non è legale licenziare le
donne incinte, ma i padroni hanno trovato comunque un sistema per evitare
il "costo" della maternità: trasferiscono le donne incinte a lavori ancora
più pesanti e malsani finché, poco tempo dopo, è l'operaia stessa a decidere
di abbandonare il lavoro. Non è solo per l'economicità del lavoro che molte
ditte statunitensi hanno trasferito alcune fasi produttive in paesi 
stranieri
come Haiti. Parte del merito va alla politica neoliberista del governo
Reagan. Da parte loro, i governi dei paesi dell'America Centrale per 
attirare
gli investimenti esteri hanno creato delle Zone Economiche Speciali, che
garantiscono esenzioni doganali, libertà di esportare i profitti senza 
essere
tassati e, naturalmente, leggi antisindacali. La Disney si distingue da 
altre
multinazionali anche per i salari da fame, come ad esempio in Birmania, dove
per la confezione di felpe di Pocahontas le condizioni dei lavoratori sono
ancora peggiori che in Haiti. Sei centesimi di paga oraria per un monte ore
settimanale superiore alle sessanta. Meno di 300.000 lire all'anno. In più
sostiene un Paese dove la dittatura militare impone i lavori forzati, 
reprime
brutalmente qualsiasi rivendicazione sindacale, dove non si contano i casi 
di
sparizioni e massacri. 

PROVARE PER CREDERE: Un rapporto del '95 della "Disney/Haiti Justice
Campaign" ha rivelato che più di 150 lavoratori tessili ad Haiti erano stati
licenziati dalla ditta L.V.Myles, che produce per conto della Disney, allo
scopo di reprimere la protesta dei lavoratori.